Tacfit e dintorni (da "Tablet", Aprile 2014)

April 14, 2014

Visto che l'ho scritto, lo ripubblico anche qui... :-)
 

 Se frequentate un palestra, probabilmente vi sarà capitato di imbattervi  in discipline dai nomi bizzarri (Crossfit, Tacfit, TRX, Bodyflow,…), e di vedere persone che si allenano facendo movimenti strani  faticando come pazzi....

Sono le discipline collocate sotto il generico titolo di “Funzionali”, definizione questa che è fonte di molte discussioni e polemiche.

Non entrerò nel merito di tale definizione;  posso giusto dire che non mi convince completamente, sia perché non dice molto a chi non è addentro al fenomeno, sia perché si corre il rischio di appiattire le discipline, facendo perdere la percezione delle singole specificità che ci sono e le rendono in realtà molto differenti l’una dall’altra.


Lasciate da parte definizioni e polemiche, cerchiamo di capire quale sia il filo conduttore che in qualche modo le lega e le caratteristiche che le hanno rese in poco tempo così diffuse…
 

Il corpo come un tutto. L’aspetto certamente più rilevante è quello di concepire il corpo come un’unica entità, e non come un insieme di parti indipendenti; i muscoli sono connessi tra loro nel formare delle catene cinetiche, e gli effetti del movimento non sono mai locali, ma si propagano secondo delle linee ben definite: l’attivazione del polpaccio ha degli effetti che si propagano fino al trapezio (non sto parlando di chissà quale teoria esoterica, ma di semplici basi di biomeccanica).
 

Allenarsi dovunque. Gli allenamenti possono essere fatti molto spesso senza attrezzi o con attrezzi improvvisati, o generalmente di facile trasporto. Si apre lo spazio della palestra al mondo esterno…
 

Progressione. La complessità degli esercizi segue progressioni che permettono di perfezionare la tecnica via via che aumenta lo sforzo richiesto, evitando quindi errori che possono portare ad infortuni: se non si sa fare uno squat libero in modo corretto, non si può fare uno squat con i sovraccarichi (prima si impara a camminare, poi a correre e poi a volare….)
 

Prima di chiudere vorrei spendere due parole in più sulle discipline che ho il piacere di praticare e promuovere all’ARIS, il Tacfit, e l’Allenamento in sospensione con il TRX (sappiate quindi che parlandone sarò di parte…). Ho detto due parole in quanto lo sport non si può spiegare, va provato…
 

Allenamento in sospensione

Tale allenamento utilizza uno strumento chiamato TRX, inventato da un navy seal che sentiva l’esigenza di potersi allenare ovunque si trovasse (non gli bastava ciò che faceva nell’esercito, direte voi…).

E’ nato negli anni novanta, ma come al solito noi siamo all’avanguardia, e quindi in Italia è quasi un novità…

Non mi metto a descrivere il TRX, molto meglio un’immagine (qui l'immagine non la pubblico, siamo su internert, ne avete quante volete :-) ). Oltre ad utilizzare uno strumento facile da trasportare, questo tipo di allenamento sviluppa in particolare la stabilità, l’equilibrio e la propriocezione.

Ciò può esser raggiunto gradatamente, attraverso un progressivo aumento delle condizioni di instabilità man mano che acquisiamo il controllo del corpo: ad esempio si può partire da un normale squat, per passare poi ad uno squat monopodalico fino ad uno squat sulla swiss ball.

Il lavoro è sempre fatto sul corpo nel suo insieme, non si lavora mai in isolamento su un gruppo muscolare: nonostante non si lavori su esercizi per l’addome vi posso assicurare che dopo un allenamento di TRX vi sembrerà di aver fatto un’ora di crunch.
 

TACFIT

Il termine TacFit nasce dalla contrazione di Tactical Fitness; è una disciplina nata inizialmente per supportare operatori in professioni “speciali” (esercito, forze di polizia, pompieri, ecc.) nei loro movimenti abituali (funzionale alla loro attività quotidiana…), ma ha preso rapidamente piede, prima negli Stati Uniti e poi in Europa, per i benefici che riescono ad ottenere persone normali come noi. L’attrezzo di base è il nostro corpo, coadiuvato da kettlebell, anelli, palle mediche, clave e simili strumenti di tortura… 

Un allenamento di Tacfit è suddiviso in tre sezioni:

  • Mobility: esercizi che lavorano sul miglioramento della mobilità articolare

  •  Fase allenanante : di circa  20 minuti, ha un l’equivalente impegno metabolico di fat-burning pari a 4 ore di un allenamento cardiovascolare tradizionale. Il programma varia di continuo, impedendo al corpo di abituarsi ad un solo tipo di lavoro; ciascun esercizio prevede quattro livelli di difficoltà

  •   Compensation: compensazione attraverso l’utilizzo degli Asana dello Yoga.

Attraverso l’utilizzo di protocolli di allenamento ad hoc, è quanto di meglio ci sia oggi per migliorare la mobilità di articolazioni che abbiamo dimenticato di avere; oggi ad esempio gran parte dei mal di schiena sono causati dalla rigidità dell’articolazione dell’anca.

Inoltre “riscoprire” come fare i movimenti in modo corretto, ci permette di migliorare l’efficienza e la stabilità.

“Ma io devo diventa’ grosso” … allora non fa per te, qui si sviluppano la forza e la resistenza, ma non si diventa grossi… 

L’obiezione che qualcuno farà (a dire il vero che fanno tutti al primo impatto) è: “ma se nasce per persone speciali figuriamoci se io, alla mia età, con il mio peso, mi posso cimentare”.

Ed è proprio questo il bello del Tacfit…tutti possono praticarlo, basta rispettare la tecnica e…dare il massimo!

 

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© 2018 by Federico Carosi 

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