Funzionale? Funzionale a cosa?

July 18, 2014

Funzionale? Funzionale a cosa?

 

Oggi torniamo a parlare di allenamento funzionale, argomento toccato, in modo molto generale, in un precedente post.
 

Il dibattito interno all’aggettivo “funzionale” è molto ampio, soprattutto perché attorno a questa parola, che presa da sola vuol dire tutto e niente, gravitano le discipline più disparate.

Credo sia utile partire dal significato della parola in generale, al di fuori del contesto sportivo.
 

Funzionale: rispondente a specifiche o esclusive esigenze [1]
 

Detto in termini diversi, funzionale vuol dire “che serve a qualcosa”

Quindi possiamo dire che un allenamento è funzionale a qualcosa, ad esempio ad una prestazione sportiva, se è propedeutico al miglioramento della prestazione stessa, in termini di esecuzione o in termini di risultato.

Potremo inoltre dire che un allenamento è funzionale ad una certa qualità se tale qualità è esaltata da tale tipo di allenamento
 

Per esempio, praticare gli esercizi di pesistica olimpica (strappo e slancio, o se preferite, snatch e  clean and jerk) è funzionale allo sviluppo della forza veloce, o potenza muscolare, vale a dire l’applicazione di una forza elevata in un brevissimo intervallo di tempo  (gli esperti di fisica non rabbrividiscano nel leggere come sono utilizzati tali termini). Allo stesso tempo, gli stessi esercizi, proprio per tali caratteristiche, sono funzionali a molti sport, ad esempio al rugby (immaginate un componente del pacchetto di mischia che deve passare da 0 a 100 in un attimo, in termini di forza).
 

Fin qui tutto ok, ora ci sarà la più che lecita osservazione: “ma se io non faccio sport agonistico, l’allenamento deve essere funzionale a cosa?”
 

La risposta, benché apparentemente banale, è: funzionale al movimento stesso, alle caratteristiche del nostro corpo, o per dirla in modo più rigoroso:


“Allenarsi nel rispetto della fisiologia del sistema osto-articolare ed in  modo causale rispetto al gesto da compiere” [2]
 

Il corpo ha delle regole di movimento intrinseche, date dalla struttura muscolo-scheletrica e dalle connessioni in essa presenti. 

Al suo interno riusciamo ad individuare le “catene cinetiche” che legano le estremità opposte; ciascun movimento, anche localizzato, ha delle ripercussioni lungo tutta la catena cinetica interessata. Inoltre, fenomeni di postura o movimento non  corretti, comportano, come tutti abbiamo nel bene e nel male sperimentato, compensazioni che determinano fastidi apparentemente del tutto scorrelati dal fenomeno scatenante.

Il corpo è un’unica entità, con regole di funzionamento ben definite, in parte generali e valide per tutti, in parte specializzate per normotipo, genere, età, e in parte estremamente personali (dipendenti da caratteristiche fisiche specifiche o dalla “storia” de corpo).

L’allenamento è quindi funzionale al movimento, ed alle sue specifiche finalità: equilibrare il sistema corpo in opposizione alla gravità, consentire la relazione con le forme esterne, finalizzare i gesti, ampliare la zona di confort [3].

 

L’allenamento funzionale non fa altro che rispettare queste regole, proponendo allenamenti che siano:

 

  • Progressivi, dall’ isolamento (muscolare) all'integrazione, dall'orizzontalità alla verticalità, dalla stazione alla locomozione, dalla posizione all'azione [4]

  • Vari, andando a stimolare il corpo (e la mente) con schemi motori sempre nuovi

  • Personalizzati, rispettando quindi le caratteristiche funzionali e i problemi di ciascuno

 

E l’allenamento con i pesi? 


I pesi vanno bene, se la finalità è l’incremento della forza, la crescita muscolare, o in generale un’esigenza localizzata (quale ad esempio il recupero del tono muscolare dopo una lunga inattività causata da un evento traumatico), meglio se applicati con esercizi multiarticolari (esercizi che coinvolgono più articolazioni/distretti muscolari, quali squat, stacchi, rematore, lat machine, ecc.)


Va però tenuto presente che l’applicazione dei sovraccarichi localizzati, soprattutto se utilizzati in esercizi monoarticolari (esercizi finalizzati ad isolare un muscolo per allenarlo specificatamente, quale il curl dei bicipiti), al di là dello stress del sovraccarico (ma di questo parleremo in una altro momento) sono inevitabilmente causa di squilibri, non solo estetici (quanti bicipiti troppo grossi si vedono in giro … ), ma anche funzionali.


Dedicarsi all'allenamento funzionale non vuol dire rinnegare tutto il resto , ma semplicemente disporre di nuovi strumenti da affiancare agli attuali, riconoscendo i vantaggi e le criticità di ciascuno, evolvendo verso sistemi sempre nuovi di allenamento.

 

Bibliografia

 

[1] G.Devoto, G.C.Oli, Volcabolario Illustrato dell Lingua Italiana, Le Monnier, 1977

[2] Weiss T., Kreitinger J, Wilde H., Wiora C., Steege M., Dalleck L., Janot J. “Effect of functional resistance training on muscular fitness outcomes in young adults”, J Exerc Sci Fit, Vol 8,No 2,113–122,2010

[3] Andorlilni A., “From Prehab To Rehab: Form ever follow the function:”, XIX Congersso internazionale di riabilitazione sportive e traumatologica, Bologna 10 Aprile 2010

[4] Andorlini A., Oltre l’allenamento – allenare la funzione è allenare il movimento, Strenght & Conditioning, Anno II, Numero 6, Settembre-Dicembre 2013, Calzetti e Mariucci, pp. 35-38

 

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