Il dolore: assecondarlo o analizzarlo?

September 2, 2015

 

 

Oggi parliamo di dolore. Non ho intenzione di fare un trattato scientifico, che è  al di fuori dei nostri obiettivi (e delle mie competenze :-)) , ma solo stimolare alla riflessione, cercando di far  emergere alcune evidenze di questo fenomeno che spesso ci sfuggono.

 

Una precisazione per addetti ai lavori e critici professionisti :-) : utilizzeremo per semplicità il termine "cervello" per indicare il complesso di controllo del nostro corpo (encefalo e midollo spinale): non ci interessa illustrare nel dettaglio i meccanismi ma solo riuscire a suggerire la strada... 

 

Innanzitutto, dove si genera il dolore? Dovendo rispondere a bruciapelo, siamo tutti portati a considerarlo un fenomeno localizzato: mi sbuccio un ginocchio, il dolore sta lì. Semplice.

 

Se però ci fermiamo un istante a riflettere, saremo tutti d’accordo che il "dispensatore del dolore" è il nostro sistema cerebrale che ricevuta l’informazione di un fenomeno avvenuto nella periferia, elabora l’informazione e restituisce, attraverso il sistema nervoso, la sensazione ritenuta più opportuna, come caldo, freddo, brivido, prurito, o appunto dolore.

 

Inoltre, il dolore è sempre commisurato al fenomeno? Questo è facile, tutti quanti hanno sperimentato nella loro vita come fenomeni simili diano luogo a dolori tra loro completamente diversi.

 

Perché il cervello è così “volubile”? Per capirlo ci dobbiamo chiedere qual è lo scopo del dolore. Anche qui è abbastanza facile….

 

Il dolore è un meccanismo di allerta che ci segnale un problema (in corso o potenziale) o un imminente pericolo, che ci induce ad evitare nell’attività ritenuta dal cervello sbagliata o pericolosa.

 

Fin qui tutto chiaro, non abbiamo detto nulla si sconvolgente; facciamo quindi un passo avanti…

 

Primo aspetto: il cervello può considerare pericoloso quello che non conosce. Quando facciamo per la prima volta un movimento spesso abbiamo dei doloretti (che commentiamo con “sto incriccato” :-)) che poi passano in qualche minuto…forse il cervello si allerta all’atto del nuovo movimento e poi, capita l’assenza di pericolosità, si “rilassa”’.

 

Secondo aspetto: il cervello si ricorda degli eventi passati (e fin qui…:-)), e tenderà (come noi del resto) ad essere guardingo al ripetersi di un evento che ha causato guai. Quante volte rifare un movimento che ha causato l’infortunio genera inizialmente dolore, per poi passare (la frase di solito qui è “mi sono scaldato”).

 

Terzo aspetto (questo forse è quello un po’ più faticoso da digerire): contrariamente a quello che pensiamo, il nostro funzionamento po’ più complesso dal semplice nesso di causalità tra evento e relativo dolore; non sempre il dolore in un punto è strettamente connesso a quel punto, ma ne è in qualche modo collegato, non ci dimentichiamo che siamo una macchina molto complessa, e i problemi in un punto si propagano generando altri problemi altrove apparentemente scollegati.

 

Dove ci porta tutto ciò? Ci porta a concludere che il cervello ci manda dei segnali, che vanno interpretati nel modo opportuno, per capire come comportarsi di volta in volta.

 

Il dolore non va ignorato, ma va capito, per adeguare il comportamento al messaggio che ci è stato inviato.

 

Se questo ci sembra strano, proviamo a ripensare ai casi in cui, dopo in incidente, ci siamo avvalsi di un professionista per la riabilitazione (se per vostra fortuna non vi è mai capitato, chiedete a qualcuno meno fortunato J ): le sedute sono generalmente accompagnate da dolore anche acuto, ma è in tal caso considerato normale ed inevitabile.

 

Vi è mai capitato di vedere un genitore estremamente apprensivo, che limita le attività dei figli oltremisura per evitare che si facciano male? E su noi stessi, quante volte nella vita abbiamo avuto paura di cose che poi abbiamo scoperto essere innocue?

 

E’ un po’ questo ciò che mi interessa condividere: da un lato dobbiamo prendere in considerazione i segnali di pericolo che il cervello ci manda, dall’altro dobbiamo insegnare al cervello che certe cose non sono per noi pericolose, cercando di andare oltre i segnali di dolore che ci invia e dimostrando la sicurezza di certe azioni.

 

Questo lo possiamo fare con l’aiuto di professionisti del settore, che ci aiutino ad interpretare il dolore ed agire di conseguenza, in sicurezza, modificando o interrompendo le attività ove necessario.

 

Prima di chiudere ci tengo a ribadire con molta chiarezza che non sto invitando ad ignorare il dolore, anzi, sto invitando ad analizzarlo con molta più attenzione di quanto si  faccia di solito; quando qualcuno mi dice che sono tre anni che ha il ginocchio infiammato se permettete qualche dubbio mi viene….

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© 2018 by Federico Carosi 

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