Tacfit che cos’è

May 28, 2015

 

I lettori si chiederanno il perché di questo titolo sintatticamente discutibile…

 

Nell’analizzare le ricerche fatte su Google che portano a questo blog, questa frase è risultata la più frequente; vista tanta insistenza è il caso di rispondere...

 

A dire il vero non avevo mai scritto nulla di specifico, se non qualche breve accenno nei precedenti post, in quanto credo che spiegare sia riduttivo; cercherò nel corso del post di descrivere  al meglio cosa sia il Tacfit, benché debba insistere: meglio farlo che parlarne...

 

Cominciamo col dire che il TacFit non è uno sport, ma un sistema di allenamento.

 

La finalità primaria non è la competizione o uno specifico obiettivo, ma preparare le persone per le attività cui sono chiamate (siano esse sportive, lavorative o atti della vita quotidiana).

 

In particolare il TACtical FITness  (sveliamo l’acronimo) nasce per supportare in prima battuta tutti coloro cui sono richieste reazioni immediate ad eventi inaspettati, capacità di gestione dello stress, movimenti al di fuori del normale “range of motion” cui siamo abituati. E’ infatti adottato da molti corpi militari, di polizia e anticendio nel mondo, per citarne alcuni i GIS dei Carabinieri, la Polizia di New York, le forze antiterrorismo Israeliane.

 

Qualcuno si chiederà a questo punto…ma che c’entro il con i GIS? Ci arriveremo…

 

Quali sono i punti chiave del Tacfit, che ne fanno un sistema così efficace e richiesto?

  • Mobilità: una buona mobilità è alla base dell’efficienza del movimento, se siamo in grado di utilizzare tutte le articolazioni nella loro massima ampiezza di movimento riusciremo a eseguire i movimenti minimizzando lo sforzo e di conseguenza le energie richieste. La vita quotidiana (e alcune attività sportive) rendono alcune articolazioni particolarmente rigide: è ormai comunissima la rigidità della zona pelvica, alla base di molti mal di schiena cronici (come già scritto in un precedente post), così come l’anteroversione delle spalle è ormai quasi una caratteristica dell’uomo moderno (“homo guidatoris”), specialmente se va a fare pesi lavorando sul dorsale nell’intenzione di ridurre il fenomeno (sic!). Il miglioramento della mobilità è alla base del sistema Tacfit, e ovviamente non è utile solo ai corpi speciali…

  • Resistenza: quando il nostro fisico viene sollecitato al massimo, il nostro battito cardiaco sale fino al proprio limite, l’ossigeno non ci basta, e perdiamo la capacità di pensare e reagire adeguatamente. Se siamo in una situazione critica, è fondamentale recuperare nel più breve tempo possibile la lucidità necessaria. L’allenamento ci insegna a ridurre al minimo il tempo di passaggio dalla “zona rossa” alla “zona gialla”, abbassando rapidamente il battito cardiaco.

  • Varietà: insegnare il corpo ad essere efficiente vuol dire non solo allenarlo, ma “abituarlo a non abituarsi”, modificando continuamente gli schemi motori ed i protocolli di allenamento. Differenti esercizi, differenti tempi di lavoro e numero di ripetizioni, consentono al corpo di fare il maggior numero di esperienza motorie e alla mente di affrontare di volta in volta i cambiamenti.

  • Condizionamento: ultimo ma non ultimo, il volume di allenamento effettuato permette di avere ottimi risultati a livello di struttura muscolare e apparato cardio-circolatorio. Se questo punto è posto alla fine è solo perché questo e il minimo sindacale che ci si aspetta da un allenamento dei Gis…

Come è strutturato un allenamento di TACFIT?

 

L’allenamento è strutturato in  tre sessioni:

 

Mobilità

tale fase si concentra sella flessibilità e mobilità articolare, attraverso movimenti che stimolano la capacità funzionale delle articolazioni e preparano alla fase successiva.

 

Fase allenante

la parte centrale è la fase allenante vera e propria, ha una durata di circa venti minuti e si basa su ventisei programmi codificati (da alfa a zulu secondo la codifica NATO), in ciascuno dei quali variano gli esercizi, gli strumenti, ed il protocollo utilizzato.

 

Per quanto riguarda gli strumenti, il primo fa tutti è il corpo umano, coadiuvato da strumenti quali kettlebell, clave, sbarre per trazione, plinti, palle mediche, anelli.

 

I protocolli utilizzati sono sei, si va dall'ormai famoso (famigerato per alcuni…) Tabata (otto round di venti secondi intervallati da 10 secondi di pausa), all’ AMRAP (As Many Round As Possible: ripetere più volte possibile un circuito in un tempo stabilito), all’AFAP (As Fast As Possible: chiudere l’allenamento nel più breve tempo possibile), e ad altri che dovrete scoprire venendo ad allenarvi.

 

Per ciascun esercizio sono previste quattro diverse modalità di esecuzione, da delta, la più semplice, ad alfa, la più complessa, fornendo uno stimolo allenante adatto al livello e  all'esperienza di ciascuno.

 

Compensazione

Nell'ultima fase si cerca di allentare le tensioni muscolare e di ristabilire il corretto equilibrio psicofisico con le posture Hasana dello Yoga.

 

Torniamo ora al punto…che c’entriamo noi con i GIS? Niente, ma è proprio questo il bello…

 

Il Tacfit è un sistema codificato che prevede esercizi con vari livelli di complessità di esecuzione, ed i cui protocolli permettono di lavorare con gli stessi esercizi ad intensità differenti (in venti secondi ci sarà chi esegue dieci ripetizioni, chi due).

 

Questo lo rende adatto a tutti i livelli di preparazione fisica, mobilità, età.

 

Inoltre i 20 minuti di allenamento generano un impegno metabolico di fat-burning equivalente a 4 ore di un allenamento cardiovascolare tradizionale.

 

Come ho già detto in altri post, due sono le regole: rispettare la tecnica e dare il massimo…

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© 2018 by Federico Carosi 

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