I sistemi energetici

October 14, 2015

 Abbiamo parlato in un precedente post di acido lattico, e di attività aerobica ed anaerobica. Oggi torniamo sull'argomento parlando dei sistemi energetici del nostro corpo, cioè delle modalità con cui il nostro corpo riesce a produrre energia.

 

La bioenergetica è una materia estremamente complessa e ricca di formule; qui cercheremo di renderla “potabile”, illustrando i concetti da un punto di vista puramente qualitativo. Per i puristi che passassero da queste parti e notassero delle approssimazioni e delle affermazioni non rigorose, anticipo che lo so già, e che non sto scrivendo per loro :-).

 

Prima di passare alla descrizione dei sistemi energetici, dobbiamo introdurre il composto che è alla base dei processi energetici, l’ATP (Adenosina Trifosfato). Senza neanche tentare di addentrarci nella biochimica, limitiamoci a dire che tale molecola, in cui sono presenti tre gruppi fosfato, nel momento in cui "perde" uno di tali gruppi (diventando ADP, Adenosina bifosfato), rilascia una grande quantità di energia. L’energia che ci serve viene proprio da tale reazione chimica. Il problema è che il nostro corpo non riesce ad immagazzinare una grande quantità di ATP, di conseguenza viene prodotta man mano che il corpo ne fa richiesta.

 

I sistemi energetici del nostro corpo sono tre:

 

  •          Sistema fosfageno

  •          Glicolisi

  •          Sistema aerobico

L’attivazione di ciascuno dei sistemi dipende dalle esigenze energetiche del momento e dalle risorse a disposizione. Ciascun sistema ha una velocità di produzione molto diversa, velocità che è inversamente proporzionale alla durata dell’erogazione. 

Va premesso che non vi è una distinzione così netta tra i sistemi di produzione di energia: ve ne è sicuramente uno che ha un ruolo predominante, ma non è mai un solo sistema energetico che produce tutta l’energia.

 

Il sistema fosfageno è il più veloce, ed è quello che si attiva durante sforzi massimali o submassimali. Si basa su due composti, ATP, appunto, e Creatina Fosfato. La sua durata è estremamente breve: abbiamo riserve di ATP per un sforzo continuato di 5/6 secondi, e la creatina fosfato può supportare la produzione per arrivare ad uno sforzo continuo massimo di 30 secondi. Questo è il motivo del crollo repentino quando facciamo sforzi massimali o submassimali, crollo che ci costringe a una pausa necessaria al ripristino delle fonti di energia (da 3 a 8 minuti).
 

Il processo di glicolisi è la scissione del glicogeno muscolare o del glucosio apportato dal sangue per la produzione di ATP. In funzione della velocità del fabbisogno energetico può essere lenta o rapida. Nel caso della glicolisi rapida abbiamo come residuo del processo il tanto odiato acido lattico (odiato da tutti tranne che dai culturisti J, il perché ci porterebbe fori strada); se le richieste di energia non  sono elevate, e se c’è abbastanza ossigeno nelle cellule, si attiva la glicolisi lenta. La glicolisi riesce a farci arrivare a sostenere uno sforzo submassimale continuato di circa 2 minuti (fino a 3 con la glicolisi lenta).

 

Il sistema ossidativo è la fonte principale di energia a riposo e durante attività di moderata intensità. Tale processo utilizza principalmente carboidrati e grassi. Le proteine sono usate  come fonte di energia solo nel caso di lunghi digiuni (le proteine, non i grassi…meditate gente… J ) o di esercizi di lunga durata (superiore ai 90 minuti). Nello stato di riposo l’energia è prodotta principalmente dai grassi (70%); all'aumentare dell’intensità l’energia prodotta dai carboidrati aumenta. L’energia del sistema ossidativo è quella che ci supporta negli esercizi di durata continuativa superiore ai 3 minuti.

 

 

Riferimenti:
 

NSCA National Strenght e Conditioning Association – Manuale del Personal Trainer, a cura di R.W. Earle, T. R. Baechle, Calzetti & Mariucci Editori, 2010

 

 

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